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Trento, 17 marzo 2025
L’Europa scelga la pace e non investa nelle armi
a discapito del benessere dei suoi cittadini

Proposta di mozione presentata da
Lucia Coppola, consigliera provinciale Alleanza Verdi e Sinistra

Premesso che:

– il 6 marzo, il Consiglio europeo dei capi di stato e di governo ha approvato ufficialmente il “ReArm Europe”, un piano per il riarmo europeo da 800 miliardi di euro volto al potenziamento della difesa comune europea, così come annunciato il 4 marzo dalla Presidente della Commissione Ursula von der Layen;

– tale piano, inserito nel “Libro bianco sul futuro della difesa europea”, è stato approvato dal Parlamento europeo il giorno 12 marzo seppure con un voto non vincolante considerato il ricorso alla procedura di emergenza di cui all’art. 122 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.

Ricordato che il “ReArm Europe”:

– consente agli Stati dell’Unione Europea di sforare del 3% il rapporto tra deficit e PIL nazionale senza incorrere in alcuna sanzione perché tale sforamento è frutto delle spese per aumentare le armi mediante l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale del Patto di stabilità;

– prevede - all’interno dello stanziamento di 800 miliardi - un pacchetto da 150 miliardi di euro di fondi da destinare agli investimenti militari condivisi, investimenti che verranno erogati sotto forma di crediti agevolati ai Paesi che si organizzeranno per effettuare acquisti comuni di equipaggiamenti standardizzati;

– contempla la possibilità di raccogliere capitale privato a sostegno delle spese per armamenti;

– anticipa una modifica allo Statuto della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) per permettere a questo Istituto di credito di operare come banca pubblica per investimenti a lungo termine ed elargire finanziamenti nel campo della difesa.

Denunciato che:

– altro denaro al “ReArm Europe” arriverà dalla sottrazione di ingenti risorse dai Fondi di Coesione Europei, risorse che storicamente vengono indirizzate per sostenere le aree economicamente e socialmente più arretrare nei Paesi membri, compresa l’Italia;

– questa consistente riduzione di risorse è ancora più ingiustificata a fronte della constatazione che l’Europa - in termini di spesa militare – come documenta lo studio pubblicato nel 2024 dall’Osservatorio Conti Pubblici dell’”Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano” supera la Russia:

* del 58%, con 730 miliardi a fronte di 461 spesi dalla Russia;

* del 56% considerando solo l’UE e altri membri NATO in Europa;

* del 19% considerando la sola UE.

Ribadito che:

– è fondamentale che l’Europa svolga una funzione positiva nel promuove la pace e nel porsi come soggetto di mediazione per la soluzione dei conflitti in corso, sia che essi si collochino ai confini dell’Unione sia che si collochino in aree più distanti;

– occorre procedere, senza indugio e prioritariamente, ad una maggiore integrazione europea, statuendo - anche con modifiche ai trattati europei - una politica europea comune nei settori strategici della politica estera, della sicurezza attraverso un sistema fiscale, economico e di welfare unitario che risponda direttamente al Parlamento Europeo, unico luogo democratico delle istituzioni comunitarie;

– il Patto di Stabilità e Crescita, approvato dal Parlamento europeo nell’aprile 2024, impedisce gli investimenti su sanità, ambiente, scuola e servizi perché vincolati alla riduzione del debito del Paese;

– non servono più armi ma un sistema di difesa comune europea che porti risparmi economici agli stati e un più efficace coordinamento;

– il riarmo aumenta i rischi di guerre ed impoverisce lo stato sociale, aggiunge nuovo debito pubblico sulle spalle delle future generazioni e sottrae risorse essenziali a settori chiave come la sanità, l’istruzione, l'ambiente, la ricerca e il welfare, settori già vittime di tagli pesanti anziché di investimenti verso il benessere collettivo;

più armi significa più guerra, non più sicurezza. La storia insegna che l’accumulo di armamenti non porta alla pace ma alla prosecuzione dei conflitti e all’escalation delle tensioni internazionali.

Il Consiglio della Provincia autonoma di Trento
impegna la Giunta provinciale a:

a rappresentare presso il Governo italiano e il Parlamento nelle persone dei Presidenti che

– l’Italia - nel rispetto dell'articolo 11 della Costituzione – e l’Unione Europea si facciano promotrici di soluzioni diplomatiche per favorire il processo di pace in Ucraina e la riduzione delle spese militari globali;

– i parlamentari italiani respingano ogni ulteriore aumento del budget della difesa;

– le risorse previste per l’aumento delle spese militari vengano riorientate verso il lavoro, l’ambiente, la sanità, la scuola, trasporto pubblico, dissesto idrogeologico e il welfare, pilastri della sicurezza sociale, con una gestione condivisa europea;

– si promuovano iniziative di disarmo;

– si ripristini il trattato di messa al bando degli euromissili.

 

      Lucia Coppola

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